A piedi, ascoltando il paesaggio etrusco

[Urban Experience, 25 giugno 2012]

Camminiamo: la cosa più semplice del mondo. Anche se non è così scontato per chi, come qualcuno di noi, è rimasto per mesi bloccato per incidenti, come la rottura del tendine d’Achille o cose simili. Quando ti rompi le gambe e rimani fermo per tanto tempo torni a chiederti come si fa. E’ vero: scopri che camminare non è ovvio, anche si ha esperienza alpina.

E pensiamo poi a chi dice “un passo alla volta”…e che ci fai con un passo alla volta? Il cammino è l’insieme dei passi e devi misurare il respiro.
In particolar modo in un trekking francigeno come quello fatto lungo la Via Francigena, da Campagnano di Roma verso il lago di Bracciano, in una Mezza Estate tra le più calde degli ultimi decenni.

Grazie alla cordata degli asini guidati dall’associazione I Sommari abbiamo ammortizzato i pesi ma qualcuno ha comunque ceduto nella salita che ci portava verso la Tagliata Etrusca che conduceva ad un altro lago, quello di Martignano, un’oasi, un miraggio quasi, per chi, come noi, alle tre del pomeriggio non aveva ancora pranzato e vedeva all’ombra dei pioppi selezione di salumi d’alta qualità e farro in nostra attesa.
Gli asini avevano guadato con non poche difficoltà il ruscello del Cremera e altri si erano inerpicati tra le ginestre odorose che non concedevano facile attraversamento.
Abbiamo ritrovato l’antico basolato che conduceva al lago, rivelando il fatto che la Via Francigena, da sempre, rompeva lo schema direzionale verso la Roma Caput Mundi. Ogni pellegrino, come noi, cercava refrigerio, ambiva acqua dove bagnarsi.
Il dato più importante di tutti è poi è nel processo del camminare e negli incontri che ciò comporta. Un viaggio è l’occasione di migliore condivisione, sia di percorso sia di esperienze. E scopri che il fotografo che s’è aggregato è un maestro dello sguardo cinetico con il suo teleobiettivo che scruta dettagli dei mondi più lontani. Ritrovi ex-indiani metropolitani che da buoni maestri elementari s’interrogano su come seguire le nuove generazioni per non farle crescere da sole. Condividi scarpinate con sapienti artigiani che amano esplorare il loro territorio da angolazioni non previste. Discuti con giovani attiviste dei nuovi modelli di partecipazione alla cosa pubblica su come ritrovare i sentieri perduti e allo stesso tempo su come reinventare i modi per dare nuova forma alla politica, a partire dai piccoli passi messi assieme da una comunità che esplora. Parli dello spirito etrusco dei luoghi e dell’ora dei lucumoni con un’esperta di educazione ambientale che ci conduce nella Tenuta del Polline che ci fa da scorciatoia. Tutti incontri, questi, condivisi nei tratti di conversazione itinerante, grazie alle radio che hanno permesso ciò che non era possibile fare altrimenti: partecipare ad un incontro con discrezione, condividere quel senso connettivo che sta alla radice del viaggiare insieme.
Tutto questo a piedi, camminando per le terre veientane e ascoltando ogni tanto dalle radio-cuffie dei frammenti poetici che fanno parlare alberi e asini. Un piccolo sogno di mezza estate, in una notte, dove ai bordi del lago di Bracciano, abbiamo ascoltato citazioni shakesperiane e ricette del nocino, sorseggiandolo.Dopo una buona cena accompagnata da buon vino di casa e pane francigeno di Campagnano (un pane che oltre l’integralità delle sue farine per rivelarsi brand strategico d’innovazione territoriale).

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